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Perchè
"Pennelli Diversi"?
Il
nome che abbiamo deciso di dare a questa mostra ha una triplice
funzione.
La
prima è quella di dare, tramite un voluto gioco di parole che fa il
verso ad una nota band commerciale, un messaggio leggero e giocoso
che vuole marcare le distanze con un certo ambiente artistico
pesante, spocchioso, pieno di formalismi, fatto di gente che si
prende terribilmente sul serio.
La
seconda è che i quattro artisti che proponiamo hanno stili,
tecniche e soggetti effettivamente molto diversi l’uno
dall’altro che spaziano dal verismo sociale grezzo, visionario e
un po’ naif di Fantoni al raffinato “pointillismo”
neodivisionista di Nadia Pace, dai corpi femminili densi e sinuosi
della Vaccaro, alle forme astratte grondanti colore e materia di
Melissa Maio.
La
terza ragione (per noi più importante) per la quale abbiamo deciso
di dare questo insolito nome alla manifestazione è che gli artisti
che proponiamo sono davvero diversi da quelli che si è soliti
vedere nelle altre mostre, in quanto persone assolutamente al di
fuori dai circuiti istituzionali e dalle varie scuole o cenacoli
della pittura nei quali è quasi obbligatoriamente costretto a
gravitare chi voglia portare le sue opere al di fuori delle mura di
casa.
L’associazione
culturale Asso di Picche, che non si occupa esclusivamente d’arte
e all’interno della quale, non ci sono critici ne maestri, ha
soltanto fatto incontrare queste soggettività ed ha offerto loro
una sponda che questi giovani hanno accettato volentieri.
Le
loro opere meritano sicuramente di essere viste ed è
sicuramente un bene che persone che non vivono d’arte abbiano la
possibilità di uscire allo scoperto ed avere una vetrina per
esprimersi senza dover essere etichettati o intrappolati in logiche
d’appartenenza, senza castrare la propria creatività o votarsi a
questa o a quella “parrocchia”.
Godiamoci
allora i loro lavori, magari sorseggiando un buon bicchiere di vino,
con leggerezza.
Reggente: Emanuele Campilongo
Le
deformazioni vagamente espressionistiche e le semplificazioni del
disegno infantile e dell’immaginazione popolare realizzate in
maniera grossolana, pesante, anatomicamente scorretta, le
accentuazioni emozionali e le tensioni espressive
esageratamente grottesche conferiscono una cruda incisività al
segno dando vita ad un’originale struttura di insieme esaltata e
visionaria.
Fantoni
tecnicamente non è trascendentale, questo è chiaro, ma ha un suo
tipico stile, molto riconoscibile: un figurativismo acuto, narrativo
e morale, pieno di significati simbolici eseguito tramite una
pittura volutamente antiartistica.
Egli
dipinge con lo stomaco e con le viscere, la sua arte non è adatta
ai palati fini e agli amanti dei virtuosismi: o piace o non piace.
Sicuramente
non lascia indifferenti.
Andrea
Fantoni
Pur se
ossequiosa della forma la sua opera non è improntata al puro
formalismo accademico ma è sofferta, vibrante, dà un senso
piacevole di misura e di compiutezza.
Le
opere di Nadia Pace sono sì ricche di eleganza, ma di
un’eleganza non leziosa, umile, composta, quasi timida,
estremamente semplice che rimanda ad un ideale Arcadia dove tutto è
lindo, pulito, armonico, dove le cose, la natura e l’essere umano
trovano un equilibrio e si compenetrano.
Le
atmosfere, vaporose, sono come immerse in una nebbia leggera o
percorse da specie di rugiada mattutina raccontate con colori tenui
che proiettano una luce delicatamente familiare.
Nadia
Pace
Predilezione
per gli acrilici che permettono un’esecuzione veloce su vari
supporti: faesite, cartoncini, tele, etc.; mix fra pittura e disegno
che a volte diventa puramente grafico anche con l’utilizzo di
matite e carboncini; rimembranze di una passione, mai abbandonata,
per il fumetto.
Tutto
finalizzato ad esaltare la femminilità e la bellezza del corpo in
tutte le sue sfaccettature.
Si
può partire da un particolare che può essere un oggetto, una
stoffa, una carta decorata…tutto ciò che può stuzzicare la
fantasia, per poi arrivare ad un’opera più complessa.
Patrizia Vaccaro
La ricerca formale nasce dalla
fusione di più elementi messi insieme, la luce, il colore e la
materia, dalla quale scaturiscono volumi pieni che si alternano a
spazi vuoti riempiti solo dalla luminosità della materia unita al
colore.
Le
forme di Melissa non sono mai prestabilite, ma soltanto il risultato
della mescolanza di tante variabili.
Nascono
casualmente e si mescolano con la materia formando un unico corpo
dinamico ed espressivo.
Melissa
Maio
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