|
GHILGAMESH la
storia più antica del mondo
E’
con incredibile entusiasmo che Vi proponiamo di andare a vedere “la
storia più antica del mondo”, Ghilgamesh messo scena dai nostri
amici della Compagnia Teatrale Gulliver, presso il teatro di via
Buonarroti ad Aprilia. Durante l’estate abbiamo assistito ad alcune
prove e i nostri più attenti lettori sanno che, abbiamo intervistato
anche l’amica Gianna Martino (impegnata insieme a Lele Cammeo e
Giacomo Galantucci alla regia) e non abbiamo paura di sbilanciarci
sul fatto che sarà un nuovo grande successo. Noi come Asso di Picche
appoggiamo tutte quelle iniziative realmente culturali che ci sono
nella nostra città e questa ne rappresenta un esempio a dir poco
“calzante”. Ora per fare in modo di presentarsi al Teatro non
proprio a secco di nozioni sulla storia di Ghilgamesh un breve
riassunto sulla trama:
Gilgamesh, per due terzi divino e per un terzo umano, è un sovrano
tirannico che costringe i giovani guerrieri della sua città a
continui e sfiancanti esercizi, finché non incontra Enkidu, creatura
selvaggia plasmata dagli dei per rispondere alle preghiere dei
cittadini di Uruk. Gilgamesh ed Enkidu lottano selvaggiamente,
durante la festa di Ishkarra (nella quale alcuni studiosi ritengono
di ravvisare una sorta di ius primae noctis). Non riuscendo a
prevalere nonostante la sua forza leggendaria, Gilgamesh, colpito
dal valore del suo avversario, stringe con lui un solenne patto
d'amicizia. I due amici si avventurano fuori dalla città verso la
foresta dei cedri dove il terribile mostro Humbaba sta a guardia dei
pregiati alberi. Il loro scopo è tagliare i tronchi più belli per
portarli ad Uruk ma vengono scoperti dal mostro. Uniti combattono e
sconfiggono la bestia e così i due eroi trionfanti fanno ritorno ad
Uruk con il prezioso bottino, dove la dea Ishtar, impressionata
dalla bellezza e dal valore di Gilgamesh, gli propone di diventare
suo sposo, ma riceve un netto rifiuto (motivato dalla discontinuità
dell'amore della dea, che era solita condannare in un modo o
nell'altro i suoi amanti). Ella, quindi, chiede a suo padre Anu di
affidarle il Toro celeste, che scatena per le strade di Uruk. Enkidu
affronta due volte il toro, dapprima da solo, e poi con l'aiuto di
Gilgamesh, e durante il combattimento afferra il toro per la coda
mentre Gilgamesh lo colpisce con la sua spada tra le corna. I due
eroi trionfano, forti del loro valore. Enkidu tuttavia per volontà
degli dei muore a seguito di una malattia e Gilgamesh, per la prima
volta, è affranto dal dolore. Sconvolto, parte alla ricerca
dell'unico uomo che conosce il segreto dell'immortalità: Utnapishtim,
il lontano, antico re di Shuruppak e sopravvissuto al diluvio, ma
quando, dopo numerose peripezie, riesce ad incontrarlo, nella terra
di Dilmun - là dove sorge il sole - deve arrendersi all'evidenza: le
circostanze che hanno dato al suo antenato l'immortalità sono
eccezionali e non ripetibili. Riceve però indicazioni su come
raccogliere in fondo al mare un'erba simile al biancospino il cui
nome è vecchio-ritorna-giovane, che intende portare al suo popolo,
ma dopo essere riuscito a coglierla, immergendosi con l'aiuto del
battelliere Urshanabi, mentre si riposa accanto a un ruscello, un
serpente la porta via e, dopo averla mangiata, cambia pelle.
Gilgamesh fa quindi ritorno ad Uruk e qui l'epopea babilonese
classica si interrompe. Nella dodicesima tavoletta, incompleta, del
testo ninivita, viene però riportato un episodio che per le sue
peculiarità linguistiche e formali e per la scarsa coerenza con il
resto della narrazione appare come un mito a sé stante, con
Gilgamesh ed Enkidu come protagonisti. Vi si narra della perdita da
parte di Gilgamesh di due oggetti simbolici di grande valore, un
pukku e un mekku, nella "Terra"(ovvero nell'oltretomba). Si tende ad
identificare questi due oggetti rispettivamente con un tamburo e una
bacchetta, strumenti musicali di carattere sacro nell'antica
Mesopotamia. Enkidu si offre di discendere agli inferi per
ricuperarli, ma nel farlo non segue i consigli elargitigli da
Gilgamesh per poter ritornare alla luce, rimanendo prigioniero
dell'oltretomba. Gilgamesh prega il dio Enki di poter ancora
un'ultima volta parlare ad Enkidu, e viene esaudito: Enki intercede
presso Nergal, signore dell'oltretomba, che permette all'anima di
Enkidu di uscire temporaneamente dal Kur. Nell'ultima parte del
testo, fortemente lacunosa, Enkidu racconta all'amico diletto la sua
esperienza dell'al di là, dipinto nei termini cupi e privi di
speranza tipici della letteratura sumerica e mesopotamica.
La
dodicesima tavoletta di Ninive fa parte in realtà di un mito
sumerico: "Gilgamesh e l'albero di Huluppu", noto in altre versioni.
In esso Gilgamesh, dopo aver abbattuto un albero gigantesco,
costruisce con il suo legno un seggio per sé e la dea Inanna (Ishtar),
il pukku e il mekku (in questa versione del mito Gilgamesh chiama la
dea "sorella").
Ora
non aggiungiamo altro e vi diamo appuntamento dal 17 al 26 ottobre
al Teatro Gulliver di Via Buonarroti,19 dalle ore 21.00 costo del
biglietto € 5,00 (praticamente un regalo!) …ACCORRETE!

|