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INTERVISTA A GIANNA MARTINO

Intervista a Gianna Martino della Compagnia Teatro Gulliver

Eccoci di nuovo alle prese con una delle nostre interviste, questa volta dopo lo storico apriliano Berardino Tofani, passiamo ad un altro esponente di punta di quella che è la cultura della nostra città, uno di quei personaggi con i quali si può chiacchierare di tutto amabilmente, e con un’educazione e leggiadria fuori dal comune, stiamo parlando di Gianna Martino della Compagnia Teatro Gulliver. Non è stato certamente un caso se Gianna è stata scelta dall’Asso di Picche, infatti, lei incarna in pieno ciò che l’Asso vuole diventare e che in parte già è, cioè un luogo dove si parla chiaro, diretto e dove si cerca di fare cultura senza sofismi e “infighettamenti”, veloce, secco…bum!

Signora Martino, ci parli un po’ di lei….

“Sono nata da Aprilia, ho sempre sentito molto il legame con questa terra ricchissima, soprattutto dal punto di vista della multiculturalità, tanti dialetti prima e tante lingue ora. Bisogna puntare su questo patrimonio per crescere nel rispetto delle differenze, ma con un atteggiamento di apertura mentale, pronti a parlare e confrontarsi con tutti senza preclusioni.”

Cosa l’ha spinta a fare teatro?

“Ho iniziato come spesso accade, in maniera casuale, andando a vedere le prove di un mio amico, poi mi sono cimentata anch’io occupandomi inizialmente di cose tecniche, dipingere scene, scenografie e altro. Poi per necessità della Compagnia – c’era bisogno di attori – e così ho iniziato. In seguito mi sono impegnata nello studio, frequentando corsi e laboratori teatrali con attori affermati e artisti di grosso calibro. Il teatro, come tutti i lavori seri, è un lavoro artigianale che non può prescindere dall’impegno e dalla professionalità. Bisogna imparare tutte le tecniche teatrali e come filosofia, abbiamo sempre avuto quella di non dividere nettamente i ruoli, quando io recitavo spesso mi facevo anche i costumi da sola a casa, e i miei compagni facevano i macchinisti e montavano le scene insomma, eravamo sia attori che tecnici. Questa impostazione consente di migliorare e comprendere il lavoro degli altri, poiché il teatro lo fanno anche coloro che sono dietro le scene, con il loro lavoro e la loro professionalità. In questo modo si coglie l’essenza intera del teatro, e non solo la parte più superficiale poiché, è troppo poco fare l’attore se vuoi veramente vivere il teatro.”

State preparando un nuovo spettacolo, giusto? Quando e dove andrà in scena?

“Questo è il 18esimo spettacolo del laboratorio Teatrale Gulliver, sono circa 15 gli anni di nostra attività, ricordo che proposi questo progetto ad un assessore alla cultura del comune di Aprilia dell’epoca e notammo, una incredibile attenzione e disponibilità. Sentivamo la necessità di fornire un laboratorio per tutti quei ragazzi che uscivano dalla scuola, e siamo arrivati fino ai giorni nostri crescendo e togliendoci molte soddisfazioni. Questo nuovo spettacolo si chiama “Gilgamesh”, questa è la storia più antica del mondo, infatti quando furono scoperte le famose 12 tavolette risalenti all’antica Mesopotamia e una volta tradotte, ne nacque la storia di Gilgamesh. La storia è di derivazione Sumera quindi, ad occhio e croce ha circa 6.000 anni ed è precedente a tutti i poemi epici. Quando le tavolette vennero decifrate si scoprì che uno dei racconti di Gilgamesh è il diluvio universale, e da qui nacque tutta una serie di discorsi sull’esegesi biblica. Ciò vuol dire che coloro che scrissero la storia di Noè già conoscevano questa storia, e lo adattarono secondo il proprio credo religioso anche se, l’esempio del diluvio mandato da Dio per punire la malvagità degli uomini, prescinde dalle religioni. Come tutti i grandi poemi epici, sono storie che si interrogano sul significato dell’esistenza, gli antichi avevano già detto tutto e da questo si capisce la presunzione dell’uomo moderno. Questo è uno spettacolo che utilizza molto l’espressione corporea, noi vogliamo un teatro che dia emozioni e non un “teatro parlato”, ma che dia emozioni attraverso suoni, luci e movimenti, e che metta lo spettatore in condizione di sognare…un teatro emozionale.”

A quando il debutto?

“Poco dopo la metà di ottobre, faremo diversi spettacoli (almeno 10 serate!) poiché chi viene a vedere i nostri spettacoli nel nostro piccolo teatro (100 posti circa), non è solitamente un frequentatore di teatri ma, viene perché ha imparato a stimarci ed ad apprezzare i  nostri sforzi ed è un pubblico oltre che affezionato, anche multi-generazionale.”

Soddisfatta?

Moltissimo, il pubblico ha imparato anche a venire nel nostro teatro, sono 9 anni che siamo qui, in questa ex-palestra delle medie Matteotti e, di strada ne abbiamo fatta tanta. Con il passare degli anni e delle amministrazioni, abbiamo sempre trovato interessamento e apprezzamento verso il nostro lavoro, e questo va detto anche per sfatare alcuni luoghi comuni.”

Un tuo ricordo legato al teatro?

Mi ricordo una volta mettemmo in scena una commedia brillante, si avvicinò un assessore di cui non farò il nome, e mi disse…”Siete bravi…potete fare anche le cose serie!” Questo è un classico errore poiché, è molto più difficile far ridere rispetto a far commuovere ma, agli occhi dei non addetti ai lavori questo non viene notato. Le “cose serie” a mio avviso sono le cose ben fatte infatti, non credo che ci siano le cose facili e quelle difficili ma, sicuramente ci sono quelle fatte bene e quelle no!”